Parla Anemos

25
Mag

Perchè meditare?

Come confermano anche le più recenti ricerche scientifiche2,3, la pratica regolare della meditazione ha un profondo effetto riequilibrante sul corpo e sulla mente, abbassando il livello di tensione fisica, mentale ed emozionale. Lo sviluppo graduale della pace interiore e delle emozioni positive aiuta a neutralizzare gli effetti negativi dello stress e ad influenzare beneficamente anche problemi già presenti, come ipertensione, cefalee, disturbi gastro-intestinali, ansia, depressione, disturbi del sonno. Inoltre, grazie alla meditazione possiamo imparare a conoscerci meglio osservando quanto ci accade nel corpo, nella mente e nel cuore.

Alla domanda “Perchè meditare?” ognuno di noi può rispondere con diverse motivazioni.  Quando fu posta al venerabile Achaan Chah, un grande Maestro di meditazione thailandese della scuola del buddhismo Theravada, rispose con un’altra domanda. Disse: “perché mangi?”. In questa risposta è implicita la convinzione che la meditazione, almeno per il venerabile Achaan Chah, è una forma di nutrimento. Così come noi nutriamo il corpo, dovremmo nutrire quella che, comunemente, secondo il linguaggio occidentale, viene chiamata “anima”.

Nelle filosofie e dottrine orientali, così pure nel buddhismo, si usano più i termini “mente”, “mente coscienza”, anziché la parola “anima”. Ma possono essere considerati come termini che cercano in qualche modo di rappresentare quella dimensione che ognuno di noi può esplorare usando degli strumenti meditativi. Dunque la meditazione è uno strumento che ci permette di entrare in contatto con la parte più profonda dell’essere.

Crescita psicologica e meditazione

Perché lo facciamo? Le motivazioni possono essere le più disparate, però penso che si possano raggruppare essenzialmente in due motivazioni radice.

C’è chi medita perché ha bisogno di un po’ di pace, ha bisogno di un po’ di tranquillità, ha bisogno di fare un po’ di ordine nella propria vita. Nel corso della propria vita si è imbattuto nella pratica meditativa. Questa pratica molto spesso viene presentata anche in altri ambiti, non solo in quelli religiosi tipici, appunto, della tradizione orientale o cristiana delle origini. Per esempio, anche in ambito psicologico, oggi, si insegnano varie pratiche meditative perché si è visto, si è sperimentato come la meditazione faccia bene alla persona. Questo tipo di motivazione, che risponde essenzialmente all’esigenza di andare oltre una propria sofferenza, una propria problematica, il più delle volte nel corso di un cammino meditativo si arricchisce di altri aspetti. Aspetti che la stessa psicologia ha cominciato a considerare.

Non a caso è nata da più di una decina di anni una nuova branca della psicologia, detta psicologia transpersonale, la quale, dopo aver considerato il lavoro di tutti i ricercatori della psiche che l’hanno preceduta come un valido apporto per la strutturazione della coscienza, è arrivata alla considerazione di un ulteriore passo nel campo della ricerca psicologica. Questo passo prevede il superamento del senso di individualità, che è legato sia all’identificazione con il corpo, sia all’individualizzazione e all’identificazione con la propria struttura psichica.

Sempre più persone si avvicinano alla meditazione perché sentono il bisogno di una crescita spirituale, al di là dell’aspetto religioso.

Non è raro ormai trovare anche in ambito psicologico, infatti, persone dotate di conoscenze scientifiche che vedono la stessa crescita psicologica in funzione ad un risveglio spirituale e dunque ad un risveglio pieno della coscienza. Ciò significa che non ci fermeremo a ripulire, per così dire, la casa, non ci fermeremo a mettere le toppe qui e là, non ci fermeremo alla ricerca della soddisfazione dei nostri bisogni psicoaffettivi, ma andremo ben oltre. Per citare le parole del Buddha, al momento dell’illuminazione questo andare oltre significherà la completa risoluzione del problema esistenziale, dunque la liberazione da qualsiasi dinamica afflittiva che ci porta al continuo divenire, alla continua ricerca di qualcos’altro per riempire il senso di vuoto che avvertiamo al nostro interno. In altre parole, la pienezza dell’essere rappresenta il culmine della nostra ricerca, e non consiste nell’accumulo di nozioni e cose, ma rappresenta la piena maturazione della nostra psiche.

Questa pienezza dell’essere che si esprime attraverso la beatitudine, l’amorevolezza, è il frutto della pratica meditativa e, al tempo stesso, è la nostra stessa essenza. La meditazione è una pratica che coinvolge la psiche di ognuno di noi e ne sollecita le funzioni. Le sollecita disciplinandole e portandole al massimo delle proprie potenzialità.

Onde facilitare questa esplorazione è importante tenere presenti alcuni elementi fondamentali della pratica meditativa. Vediamoli assieme:

  • Anzitutto la pratica deve essere costante, possibilmente quotidiana. Sono più indicate le prime ore del mattino. Se non è possibile, scegliete una fascia oraria più vicina alle vostre disponibilità di tempo e spazio. È consigliabile creare un po’ di atmosfera accendendo dell’incenso o semplicemente adibendo un angolo della vostra casa o altro luogo a questo scopo. Indossate abiti comodi, soprattutto larghi in vita, e puliti.
  • Se ricordate un canto che vi ispira serenità e vi apre il cuore, oppure una frase, una preghiera o una poesia, ripetetela mentalmente o con voce soave. Ricordatevi che le parole del cuore esprimono sentimenti profondi, a cui possiamo attingere anche in modo libero. Poi entriamo nell’osservazione silenziosa.  

Le tecniche di meditazione

“Le tecniche di meditazione possono essere considerate “misure” (azioni ordinate della conoscenza e della ragione) con cui gli esseri umani mirano a raggiungere l’immisurabile, cioè una condizione in cui cessano di sentire una separazione fra sé e la totalità della realtà.” (David Bohm)

La pratica della meditazione è uno strumento che ci viene offerto per potenziare la nostra capacità di visione. La meditazione è collegata innanzitutto al pensiero. Il termine “meditare” deriva dal latino meditari che significa “pensare, riflettere, studiare” (iterativo di mederi, “curare, applicare”, da cui “medicina”) e dal greco “me domai”, che significa “avere in mente, pensare”.

Il grande fisico David Bohm illustra come dalla stessa radice del termine “misura” deriva il latino “mederi” e anche il termine “meditazione” e “moderazione” e, in ultima istanza, “armonia di mente e corpo”.

L’attività del meditare, propria del nostro cuore-mente, impegna tutte le facoltà spirituali, non solo quelle intellettive o pratiche. Comunemente con questa parola si intende la capacità cosciente di cogliere il senso profondo di quanto avviene al nostro interno. Meditare non significa dunque semplicemente pensare, ma bensì essere presenti all’evento del pensiero il quale, di fatto, si presenta come un riflettore, come un fascio di luce che illumina un particolare aspetto del tema che vogliamo trattare, considerandolo ed elaborandolo.

Questa attenzione al pensiero come evento interno, alla scoperta dei grandi temi dell’uomo, ci permette di riflettere e dunque di riconoscerci parte di un qualcosa che va al di là della nostra volontà. Se per la pratica della concentrazione è necessaria – e per alcuni versi sufficiente – la nostra volontà per essere presenti e focalizzati sull’oggetto, nella pratica della meditazione ci viene richiesto un maggiore rilassamento di questa volontà e dunque una maggiore capacità di accoglienza. Nella pratica meditativa avviene qualcosa di molto grande, di molto vasto, avviene una vera e propria liberazione interiore, perché ogni qualvolta noi diamo spazio al pensiero, ogni qualvolta notiamo la coscienza nel suo molteplice manifestarsi, ecco che portiamo all’unità quell’interiorità nascosta che cerca la luce, che vuole essere illuminata, che necessita di essere compresa all’interno dell’uno. In questo senso ognuno di noi necessita di molta umiltà nell’accogliere i propri eventi interni ed il proprio pensiero poiché, nella misura in cui permettiamo che i pensieri fluiscano, saremo in grado effettivamente di esserne liberi. Se non permettiamo questo fluire nell’alternanza di positivo-negativo, di bene-male, allora demonizziamo le persone, gli oggetti e ancor prima creiamo al nostro interno un vero conflitto tra bene e male.

Le pratiche meditative di solito fanno parte di un corpo molto più vasto di insegnamenti. Le stesse pratiche meditative che vi presenterò trovano le loro radici nel pensiero filosofico orientale e nelle grandi tradizioni spirituali quali il Buddhismo, tradizione alla quale io stesso ho attinto e nel quale sono cresciuto. Senza questa considerazione, la nostra pratica meditativa può essere intrapresa in modo inefficace.

(continua nella prossima pubblicazione)


Mario Thanavaro – Maestro di meditazione


Bibliografia

  1. Thanavaro, Meditare fa bene, Il Punto d’Incontro, Vicenza 2007
  2. Matthew S. Burgstahler et al. Effects of guided mindfulness meditation on anxiety and stress in a pre-healthcare college student population: a pilot study, J Am Coll Health, Aug-Sep 2020
  3. Manoj K Bhasin et al, Specific Transcriptome Changes Associated with Blood Pressure Reduction in Hypertensive Patients After Relaxation Response Training, J Altern Complement Med, 2018 May

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